Autoproduzione
AUTOPRODUZIONE
La parola è legata all’immaginario underground, al senso del fai da te, a qualcosa di piccolo, non destinato alla larga scala. In realtà se cambiamo prospettiva tutto ciò che è mainstrem è stato autoproduzione.
Se scomponiamo la parola in AUTO-PRODUZIONE vediamo un’altra prospettiva ancora: da un lato l’autoorganizzazione/autodeterminazione di chi inventa, dall’altro lo spazio delle operazioni attraverso le quali i beni vengono creati, trasformati e/o modificati, con l’impiego di risorse materiali o immateriali (ad esempio energie umane), in modo tale da renderli utili o più utili, cioè idonei a soddisfare i bisogni/desideri.
L’autoproduzione non è una scomoda novità, bensì una forma produttiva rimasta ai margini per lungo tempo, fino a quando non si è verificata la possibilità di essere accessibile in un panorama certamente molto vasto, ma libero e democratico; questo grazie soprattutto allo sviluppo di internet e dei social network.
Questa forma di arte/produzione intende partecipare alla crescita del territorio in cui abita e, allo stesso tempo, si sviluppa come modello auto-sostenibile realmente concretizzabile anche in scala globale.
L’occhio di HappYning guarda questa parola in senso critico e possibilmente accrescitivo dove il fai da te sia legato a relazioni sul territorio che ci circonda, dove sia ancora possibile un feedback diretto, un passaparola ed una costruzione comune di un percorso di valori.